Il Nuraghe

In Sardegna, nelle campagne, si vedono molti monumenti che risalgono all'età del bronzo. In questi luoghi troviamo le Domus de Janas, tombe scavate sulla facciata di scarpate rocciose, le Tombe di Giganti ed i dolmen, tombe megalitiche, e sopratutto i nuraghi, torri costruite con blocchi di pietra naturale. Giovanni Lilliu, il più rinomato archeologo che si è occupato della preistoria dell'isola, scrive: ...i nuraghi significano fascino di Sardegna, oltre la natura vergine e sconfinata, oltre il mare. 1. Il fascino delle torri non è solo il loro aspetto massiccio che ha permesso alle costruzioni di conservarsi migliaia di anni, ma anche il fatto che vi sono ancora oggi oltre 6500 di questi monumenti rimasti sull'isola. Si possono trovare torri semplici o costruzioni complesse con varie torri che fanno pensare ai castelli medioevali con i loro bastioni, le loro mura possenti ed i mastii, solo che i nuraghi hanno una forma prevalentemente circolare.

Nuraghe Domu e S'Orcu Sarroch
Nuraghe Domu e S'Orcu
Sarroch

Quando furono costruiti i nuraghi? Chi li ha costruiti? Quale era la loro funzione e che rapporto vi poteva essere tra i vari nuraghi e l'ambiente intorno è stato oggetto di molti studi e discussioni. Sono state formulate anche teorie fantasiose sui nuraghi e la provenienza dei loro costruttori, e non c'è da meravigliarsi visto il grande numero di torri ancora esistenti. È sopratutto attraverso la ricerca scientifica che troveremo le risposte a molte di queste domande. In questo articolo segue un riassunto di quanto si è venuto a sapere sui nuraghi, quando e come furono costruiti, la tipologia, l'architettura e la distribuzione sul territorio della Sardegna. Nella pagina successiva si tratterà la storiografia e il futuro dei monumenti.

Qual'è l'origine della parola nuraghe?

La parola nuraghe ha un'origine pre-indoeuropeo o sub-mediterraneo: nur. Il significato è mucchio di pietre cavo o costruzione cava e nei dialetti sardi la parola nurra si usa ancora per indicare mucchio (di pietre o altro) o cavo 2. La parola e i suoi derivati si trovano nelle indicazioni geografiche di luoghi: nuraghe, nurake, nuraxi, nuracci, nuracu, nuragi, come per esempio in Nuraminis, Nuraxinieddu, Nurachi, Nurri e la regione della Nurra nei dintorni di Alghero. Il plurale di nuraghe è nuraghi, ma si usa anche la forma nuraghes.

Datazione di un nuraghe

a. metodi di ricerca

In che periodo furono costruiti i nuraghi? L'archeologia si avvale sopratutto di circumstantial evidence (prove indirette) per stabilire il momento in cui un nuraghe era in uso per la prima volta. Le prove si ottengono da studi su scavi dentro e intorno al nuraghe e consiste in gran parte nel ritrovamento di rifiuti che gli abitanti lasciavano oppure da resti di materiali combusti nei fuochi. Se questi resti contengono materiale organico si può usare il metodo di datazione con C14 e se non sono organici, come i cocci di ceramica, si usa l'ordinamento cronologico in base alla tipologia degli oggetti. Comparando il materiale con dei reperti trovati in altri scavi si riesce a ottenere una datazione della ceramica. Per l'età del bronzo le datazioni possono avere una varianza di circa cento anni, quindi vi è sempre un margine di errore e di interpretazione possibile.

Inoltre è anche di fondamentale importanza sapere in quale strato del terreno è stato ritrovato il reperto e a quale profondità. Se l'oggetto (un'orecchino, un'ago in osso, una punta di freccia in ossidiano) si trova sotto uno strato dove è stata trovata una monetina romana si può concludere che questo sia anteriore all'epoca romana. Questo metodo è meno attendibile se gli strati del terreno sono stati sconvolti da arature profonde, dissodamenti, scavi di pozzi in epoche successive e quanto altro abbiano alterato l'ordine degli oggetti sepolti.

Anche l'evoluzione dell'architettura del nuraghe viene usato per datare le torri. Nel corso del tempo variarono le tecniche per squadrare i massi e le pietre impiegate per la costruzione e variarono i dettagli tecnici come il rapporto tra l'altezza della camera centrale e lo spessore dei muri. Nel corso dei secoli l'architettura si raffinò e i costruttori riuscivano ad ottenere camere più alte ed ampie con muri meno spessi senza indebolire la struttura o stabilità delle torri 3. Un'altro metodo molto usato per datare è la tecnica dell'idratazione dell'ossidiana. Il vetro vulcanico che si trova abbondantemente sui pendii del Monte Arci era di uso comune nell'età del bronzo nell'ambito della cultura nuragica 4.

Sulla base di queste ricerche si è arrivati alla datazione dei nuraghi. Le conclusioni ottenute da questi studi trovano il consenso degli studiosi della materia 5.

b. Sviluppi cronologici nella costruzione dei nuraghi

Nel calcolitico, l'età del rame, già erano presenti nella Sardegna costruzioni megalitiche. Queste vengono chiamate proto- o pseudonuraghi perchè precedevano i nuraghi classici nel tempo. La forma di questi protonuraghi era diversa, ovale o rettangolare, la tecnica di costruzione con muri a secco molto simile. I protonuraghi sono piattaforme alzate costruiti in pietra naturale che potevano arrivare anche fino a sei metri di altezza ed erano accessibile tramite un corridoio e una scala interna 6. All'inizio dell'età del bronzo appaiono i primi nuraghi classici con camera interna con soffitto a falsa cupola in pietra. Questa prima fase del nuraghe classico viene datata da circa 1800 al 1500 a C. Gli studiosi pensavo in precedenza che la tecnica del soffitto a cupola, chiamato tholos, fosse stata introdotta in seguito ai contatti con i micenee della Grecia e con la cultura Minoica di Creta. Ricerche più approfondite mettono in dubbio queste teorie. Vi erano già forme intermedie tra protonuraghi e nuraghi classici (Monte Baranta, Bruncu Madugui) che possono essere attribuite a sviluppi autonomi e a influenze di culture megalitiche europee. Costruzioni analoghe ai nuraghi si trovano anche in Corsica (torreano) e sulle isole Baleari (talaiots). Solo in Sardegna si trova la forma evoluta in nuraghe classica con camera con soffitto a cupola 7. Un'esempio di un nuraghe del primo periodo è quello di Duos Nuraghes nei pressi di Birori, datato intorno al 1800 a C 8. La torre centrale (mastio) di Su Nuraxi a Barumini, che è la parte più vecchia del nuraghe complesso, risale al 1500 aC (datato con metodo C14). Questo periodo coincide con l'inizio della seconda fase del nuragico tra il 1500 e 1200 a C. L'altezza della torre era di 20 metri, suddivisa in tre piani costituiti da camere con soffitto a tholos sovrapposte 9.

Nell'età del bronzo si verificarono due importanti drammatici eventi che determinarono dei cambiamenti in tutta l'area mediterranea inclusa la Sardegna. Il primo evento era la scomparsa della cultura minoica di Creta e il forte sviluppo del commercio da parte dei micenei (1500-1400 a C). Il secondo evento era il declino del commercio miceneo a causa dell'invasione dei dori in Grecia e l'attacco dei Popoli di Mare al Egitto di Ramsete II, intorno al 1200 a C 10. Fu proprio intorno al 1200 a C che in Sardegna comciarono a svilupparsi i primi nuraghi complessi. Attorno o addossati a una torre già esistente si costruirono altre torri, lasciando in genere un cortile interno, e si costruirono poi delle massicce mura di difesa così da ottenere un'insieme di bastioni impenetrabili. In alcuni casi sono stati costruiti antemurali e torri secondarie. Lilliu nomina questo periodo La bella età dei nuraghi, il culmine della cultura nuragica 11. Dei 6500 nuraghi esistenti si è stimato che circa 2000 sono del tipo complesso.

Quando i contatti con il mediterraneo orientale si ristabilirono (circa 900 aC) e intensificarono, grazie ai commercianti fenici e sirio-palestinesi, i rapporti sociali ed economici delle popolazioni nuragiche cambiarono ulteriormente. L'importanza del villaggio nuragico aumentava mentre quello del nuraghe diminuiva 12. Di nuovi nuraghi non se ne costruirono più, i popoli nuragici si limitavano solamente ad eseguire riparazioni su nuraghi già esistenti, come si è potuto accertare nel caso del nuraghe Genna Maria 13.

L'architettura del nuraghe

I nuraghi venivano costruiti con pietre naturali di forma più o meno squadrate. Questi massi venivano accuratamente incastrati e sovrapposti tra di loro così da ottenere una superficie esterna liscia. L'intera costruzione avveniva a secco, cioè senza l'impiego di malta. Per la base del nuraghe si usavano i massi e pietre più grandi e man mano che la costruzione procedeva verso l'alto diminuiva la taglia delle pietre usate. Il posizionamento delle pietre crea nei muri delle linee nettamente diagonali. La forma caratteristica della torre nuragica è troncoconica. I muri di queste torri potevano essere spessi anche alcuni metri e gli spazi vuoti venivano riempite con pietrame. L'entrata del nuraghe si trova di solito sul lato sud o sud-ovest della costruzione stessa, questa ci appare come un'apertura di forma trapezoidale con una grande pietra allungata che funge da architrave. Questa architrave non sostiene il peso del muro sovrastante perchè le forze di carico vengono deviate sui lati e non sul punto centrale. A volte si lasciava un'apertura triangolare sopra l'architrave questa viene chiamata finestrina di scarico, da dove poteva entrare aria e luce.

L'entrata dà accesso ad un corridoio breve che finisce nella camera centrale. Questa camera centrale è di forma circolare con il soffitto voltata a falsa cupola ottenuto con pietre disposte in cerchi che si stringono verso l'alto. Questa volta a falsa cupola, chiamato tholos, si sostiene grazie alla gravità. All'apice si posizionava una pietra di chiusura che allo stesso tempo faceva parte del pavimento della camera sovrastante. Il rapporto tra lo spessore dei muri e l'altezza della camera centrale è indice dell'evoluzione dell'architettura dei nuraghi nel corso dei secoli 14.

Nella camera centrale possono trovarsi uno o più nicchie, queste sono di forma triangolare allungata verso l'alto. Nelle torri centrali di nuraghi complessi poteva trovarsi anche un soppalco realizzato con travi di legno così da ottenere un piano interno in più, residui di legno sono stati trovati nella camera centrale di Su Nuraxi. Sulle pareti di certe camere centrali, a qualche metro dal pavimento si trovano aperture come delle entrate per corridoi nascosti o camere segrete. I piani superiori e la piattaforma o terrazza in cima si poteva raggiungere tramite una scala retrattibile in legno. Spesso vi è anche una scala interna in pietra ricavata dentro le spesse pareti, questa scala sale a chiocciola intorno alla circonferenza della camera centrale e porta ai diversi piani. L'accesso della scala interna in pietra si trova di solito subito a sinistra dell'entrata della torre, al lato opposto della scala si può trovare una nicchia che viene chiamata la nicchia del guardiano. In certi nuraghi si scorgono delle finestrelle-feritoie poste in alto, da questa entrava un pò di luce e dell'aria fresca.

planimetria di un nuraghe
planimetria di un nuraghe

In cima alle torri venivano costruite piattaforme. Usando grandi pietre lunghe, chiamate mensole, si creava un ballatoio sporgente tutt'attorno il nuraghe. Queste pietre lunghe si possono trovare ancora oggi in prossimità dei nuraghi. Una di queste mensole in situ, quindi nella posizione originaria, si può vedere nel Nuraghe Losa. I parapetti di queste piattaforme potevano essere di pietra o di legno e argilla. Con i nuraghi complessi si poteva ottenere un'unica grande piattaforma da cui sporgeva soltanto la torre centrale più alta 15.

Come venivano costruiti i nuraghi?

Non si trovano fonti scritte che spiegano come venivano costruiti i nuraghi, quello che sappiamo è frutto di studi effetuati sui nuraghi stessi in comparazione con quello che si sà sulle tecniche di costruzione nell'età del bronzo. Le pietre adoperate erano quelle disponibili nelle immediate vicinanze: il basalto era la pietra più usata, si trovano anche nuraghi costruiti con marna (Nuraghe Genna Maria), questo tipo di pietra non è molto resistente quindi molto sensibile per l'erosione provacta da vento e pioggia. Le pietre più grandi e pesanti formavano la base per le fondamenta e la prima alzata fino a circa sei metri, man mano che la costruzione procedeva verso l'alto si riducevano le dimensioni delle pietre usate. Si ipotizza che per collocare i massi più pesanti e l'architrave dell'entrata venissero adoperati attrezzi per sollevare grandi pesi 16. Sulle pareti esterne di alcuni nuraghi sono stati individuati buchi di circa 30 cm di diametro, profondi anche un metro, che potevano servire per ancorare una sorta di impalcatura che avrebbe consentito di far arrivare il materiale al primo piano per la costruzione dei piani superiori 17. Webster azzarda nel suo libro un calcolo delle ore di lavoro necessarie per costruire un nuraghe medio. Impiegando 3000 blocchi per la costruzione e, incluso nei calcoli, il recupero, il trasporto, la lavorazione delle pietre e la messa in opera, il scienziato calcola che ci vorrebbero 3600 giorni. Con una forza di lavoro medio disponibile di 40 giorni a famiglia per la costruzione avrebbero impiegato quindi dodici anni 18.

Tipologia dei nuraghi

Per vedere i nuraghi della Sardegna vai alla pagina Nuraghi con Google Maps e la pagina con l'elenco dei nuraghi.

I nuraghi vengono suddivisi in nuraghi semplici (monotorre) e nuraghi complessi (polilobati). I nuraghi semplici si suddividono ulteriormente in base al numero di nicchie presenti nella camera centrale, se vi è una scala ricavata dentro la parete, in base alla lavorazione delle singole pietre di costruzione e in base al rapporto (indice) spessore dei muri e altezza della camera centrale. La tecnica di costruzione più vecchia è quella dove si adoperavano pietre poligonali che venivano incastrate al meglio possibile. Intorno al 1500 a C le tecniche diventavano più raffinate, le pietre venivano lavorate per farle più rettangolari e si tagliavano delle pietre a forma di T perchè si ancorassero meglio nel muro 19. Le camere centrali diventavano più alte e più ampie mentre si riusciva a costruire i muri meno spessi, senza mettere in pericolo la stabilità della costruzione.

I nuraghi complessi polilobati vengono suddivisi in base al numero di torri aggiunte a quella centrale: bilobato (due torri) trilobato (tre torri), quadrilobato (quattro torri) fino a addirittura sette torri. In molti casi si costruiva anche un antemurale con altre torri di difesa (per esempio Barumini, Nuraghe Losa) cosicchè un nuraghe complesso poteva contare fino a diciasette torri (Nuraghe Arrubiu) 20. Queste torri aggiunte erano spesso muniti di feritoie.

Webster arriva a una suddivisione leggermente diversa coprendo il periodo che va dal 1300 al 900 a C, e prende in considerazione anche il villaggio nuragico: Classe I villaggi nuragici con un nuraghe monotorre, Classe II nuraghi complessi con un villaggio nuragico e Classe III nuraghi complessi con antemurali e torri aggiunte, rinforzati con muri spessi. Esempi di nuraghi della Classe III sono Su Nuraxi, Nuraghe Losa, nuraghe Genna Maria 21.

Distribuzione geografica e geologica dei nuraghi: la carta nurografica.

Nessuno ha mai contato i nuraghi uno per uno, scrive Manca, e infatti i nuraghi non sono ancora censiti del tutto 22. Alcuni archeologi hanno pubblicato delle mappe di zone dove si trovano molti nuraghi, come nella Nurra o nel Marghine-Planargia 23. La distribuzione e densità dei nuraghi viene misurata in base al numero di nuraghi per kilometro quadrato (vedi cartina a fianco). Così si è potuto stabilire che le zone con la più alta densità numerica di nuraghi sono il nord-ovest della Sardegna (la Nurra, Alghero, Sassari), il centro (Planargia-Marghine) e le zone della Marmilla, il Trexenta e il Sarcidano.

Studi sul rapporto tra insediamenti nuragici e fonti di acqua dolce hanno rivelato che il 51,1% delle torri si trova a meno di 250 metri di distanza di una fonte d'acqua 24.

Le ricerche evidenziano che in alcune zone non vi sono molti nuraghi: in particolare nel nord della Sardegna (Olbia, Santa Teresa di Gallura) e nel sud, nelle zone dell'Iglesiente, Campidano e intorno a Cagliari nel Sarrabus. Per questo possiamo trovare diversi ragioni. Una potrebbe essere la scarsezza di materiale da costruzione, grosse pietre non se ne trovano molte sulle pianure del Campidano, e il granito dell'Iglesiente non si presta troppo a farsi lavorare 25. Un'altra ragione può essere rappresentata dallo smantellamento in epoche successive dei nuraghi presenti sulle pianure, per riutilizzarne i materiali. Una terza ragione si può trovare nelle consuetudini di diversi popoli venuti in Sardegna che non costruivano nuraghi. Certe zone a bassa densità numerica di nuraghi corrispondono ai territori dei Balari e dei Corsi, popoli menzionati nelle fonti dai romani Certe zone non erano densamente abitata (entroterra montano della Sardegna e l'Iglesiente) e quindi non avrebbe avuto senso costruire dei nuraghi in questi luoghi. (prosegue sulla pagina successiva...)

Note

1 Lilliu 2006, p. 34
2 Lilliu 2003: p. 562, Lilliu 2006: p. 36
3 Michels 1987: p. 167 e.v., Lilliu 2006: p. 39
4 vedi Renfrew and Bahn per i metodi usati nell'archeologia. Michels 1987: p. 119-125
5 vedi Michels 1987 sul nuraghe Toscono: p.167, il nuraghe viene datato al 900 a C)
6 Lilliu 2003: p. 203-214
7 Lilliu 2003: p. 317-318. Melis 2003: p. 8-10 , Melis segue un'altra cronologia con una differenza di cento anni. Webster 1996: p. 92
8 Webster 1996: p. 94
9 Lilliu 2003: p. 370, 371
10 Biers 1996: p. 23-96. Lilliu 2003: p. 365,366, 411, 412
11 Lilliu 2003: p. 413. Melis 2003: p. 17
12 vedi Michels 1987: uno studio su villaggi nuragici nel Marghine con tracce che risalgono al periodo antecedente il 900 a C.
13 Webster 1996: p. 157-159
14 Lilliu 1982: p. 34-35
15 Le informazioni in questo paragrafo sono tratte da Lilliu 2003: p. 571-590. Melis 2003: p. 12-17 e in base a osservazioni fatte nei siti archeologici. Anche le altri fonti propongono descrizioni dell'architettura che non variano da questa descrizione.
16 Manca 2004: p.16,17
17 Lilliu 2003: p. 591. Lilliu 2006: p. 39
18 Webster 1996: p. 95-96
19 Lilliu 2003: p. 579,580
20 Lilliu 2003: p. 582 e.v.. Lilliu 1987: p. 62-85. Melis 2003 p. 17-22
21 Webster 1996: p. 110-125
22 Manca 2004: p. 8
23 Uno di questi studi e fatto da Alberto Moravetti in Moravetti 1992
24 Lilliu 2003: p. 562 ff, vedi anche Michels 1987 i siti di nuraghi nel Marghine in rapporto alle fonti di acqua p.9)
25 Webster 1996: p. 98

Ultimo aggiornamento 04/01/2015

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