La Sardegna nel Basso Medioevo

Il basso medioevo si può considerare un periodo particolare per la Sardegna. In quell'epoca si instaurò il sistema dei Giudicati e l'isola fu suddivisa in quattro territori autonomi ognuno governato da un Giudice. In Sardegna sono ancora presenti molte testimonianze risalenti al basso medioevo; come le chiese e le basiliche romaniche, i monasteri, i ruderi dei castelli medievali, le mura e le torri di difesa delle città vecchie come per esempio il centro storico di Cagliari. Anche i nomi di molti paesi che cominciano con Villa, per esempio Villanovafranca, Villaurbana, Villamar, sono riconducibili all'organizazzione delle attività economiche principali nelle campagne medievali. In quel periodo sorsero anche nuove città come Sassari e Villa di Chiesa (Iglesias). Il sistema dei quattro Giudicati era fin dall'inizio sottoposto a forti pressioni da parte dei Pisani, dei Genovesi e degli Aragonesi. Questo si rispecchia nello stile pisano di molte chiese, nei nomi ricorrenti dei Doria e Malaspina, e naturalmente nel dialetto catalano di Alghero ancora oggi in uso.

Le fonti medievali

Nell'Ottocento, con il Romanticismo, la storia dei Giudicati è stata oggetto di molti studi scientifici e scritti popolari che esaltavano lo straordinario periodo del passato della Sardegna. Questo entusiasmo portò anche al caso più eclatante di falsificazione delle fonti medievali relative all'epoca Giudicale, le false Carte d'Arborea. La storia dei Giudicati, che tanto appellava all'immaginazione, ha portato anche alla sovravalutazione dell'importanza della resistenza sarda sotto la guida di Eleanora d'Arborea contro gli aragonesi. Si trovano comunque molte fonti contemporanee di particolare interesse che descrivono il quadro storico del periodo dei Giudicati in maniera più realistica. In primo luogo si sono conservati alcuni Condaghi, questi erano libri tenuti nei monasteri e nelle chiese con annotazioni inerenti all vita quotidiana. Per la storia politica si dispone di diversi documenti diretti ed indiretti (copiati e alcuni di questi a volte anche falsificati in passato) come per esempio la corrispondenza dei papi, gli archivi di Pisa, di Genova e dei re catalani. Su questi documenti si fa menzione dei giudici e dei giudicati 1. Altre fonti sono le opere artistiche di quel periodo come le sculture, affreschi ed iscrizioni in chiese e monasteri, il più delle volte dedicatorie. Naturalmente una fonte importante è l'archeologia medievale, un tempo purtroppo sottovalutata perchè si andava alla ricerca di un passato più antico considerato più glorioso.

I Giudicati

Rispetto al periodo precedente le fonti antiche del XI secolo contengono maggiori informazioni sui Giudicati della Sardegna. Da queste fonti pare che i quattro Giudicati venivano governati da Giudici che in qualche modo erano imparentati fra di loro. In particolare i nomi di due famiglie compaiono spesso sugli antichi documenti, la famiglia dei de Lacon e quella dei Gunale. Questi rapporti di parentela erano noti ai papi dell'epoca che più di una volta condannavano i matrimoni considerati incestuosi. Da una ricostruzione della linea di successione dei Giudici si è infatti potuto stabilire che nel Cagliari fu Giudice Costantino Salustio de Lacon (1081), nel Arborea Torbeno de Lacon (1102) e nel Giudicato di Torres Mariano de Lacon (1073) 2. Questo dimostra come membri di una unica famiglia governassero diversi Giudicati.
Col venir meno dell'influenza bizantina e della chiesa greco-ortodossa i papi si intromettevano sempre più nella vita religiosa della Sardegna. Le conseguenze di queste intromissioni furono le riforme religiose che rafforzarono la posizione della chiesa di Roma nell'isola. In quel periodo un gran numero di chiese e di terre furono donate dai Giudici all'ordine dei benedettini di Marsiglia e di Montecassino 3.

La Sardegna tra Pisa e Genova

La Sardegna divenne il teatro principale della competizione tra la repubblica marinara di Pisa e la repubblica marinara di Genova. A queste due città i Giudici avevano chiesto aiuti per proteggere le coste sarde dalle incursioni arabe. Dalle fonti antiche si apprende che il Giudicato di Torres non solo aveva donato chiese e terre a ordini religiosi pisani come i vallombrosoni e i camaldolesi, ma fu stipulato anche un'accordo che permetteva alla città di Pisa di fruire di importanti privilegi nel Giudicato (1080-1085). Anche il Giudicato di Cagliari stipulò un'accordo simile con Pisa, seguito più tardi dal Giudicato di Gallura (1112) 4.
La città di Genova a sua volta ottenne privilegi e donazioni di terre e chiese in Sardegna, sia nel Giudicato di Cagliari che in quello di Arborea. Nel Giudicato di Arborea regnava Comita (1131) ed egli incluse nelle sue donazioni a Genova anche beni e terre che non facevano parte dei suoi possedimenti. Gli studiosi hanno interpretato questo fatto come prima indicazione delle ambizioni del Giudice di Arborea di riunire tutta la Sardegna sotto la sua bandiera. In questo periodo i quattro Giudicati cercavano di mantenere un determinato equilibrio tra l'influenza pisana e quella genovese nell'isola, concedendo donazioni e privilegi a tutte e due le potenze 5.

Anche i papi si intromisero nella competizione tra Pisa e Genova, premiando da un lato Genova con l'inclusione della Corsica nella provincia ecclesiastica della Liguria, e dall'altro Pisa incorporando la Sardegna nella provincia ecclesiastica di Pisa. Le due repubbliche marinare comunque continuavano a competersi in Sardegna, mentre i quattro Giudici cercavano l'appoggio dell'una o dell'altra nelle lotte tra di loro. Così se Comita di Arborea si appoggiava a Genova, Gonario di Torres cercava l'aiuto di Pisa. Alcuni studiosi sostengono che Comita fosse una pedina nelle mani dei genovesi e che cercava di contrastare l'influenza di Pisa nel Giudicato di Torres. Dopo la morte di Comita, suo figlio Barisone divenne il nuovo Giudice di Arborea, e fu Barisone, che prendendo in sposa Agalbursa de Bas figlia di un nobile catalano, preparò la strada per l'entrata in scena di Barcellona e il regno catalano nell'isola.
Oltre alle due repubbliche marinare e il papa anche l'imperatore Federico I avanzava pretese sulla Sardegna attraverso il duca di Baviera che era divenuto marchese di Toscana. Sia il papa Adriano IV che le due repubbliche marinare lo contrastarono in tutti modi. Intanto Barisone creava dei fastidi ai Giudicati di Torres e di Cagliari nel tentativo di ingrandire il suo Giudicato d'Arborea. Con l'aiuto di Genova interpellò Frederico I per farsi incoronare Rex Sardiniae, ma per ottenere il titolo dovette pagare grandi somme di denaro all'imperatore, e Barisone finì per indebitarsi enormemente con Genova. Visti gli sviluppi Genova decide di confinare Barisone nella città Ligure per un lungo periodo e gli impedisce di rientrare in Sardegna. Nel frattempo la città riuscì ad ottenere alleanze con il Giudicato di Torres e quello di Cagliari, informandoli e mettendoli in guardia sulle ambizioni e sui piani di espansione di Barisone. Nello stesso tempo la repubblica marinara di Pisa, che vedeva la sua influenza limitata dalle azioni dei genovesi, a sua volta pagò grosse somme di denaro a Federico I (il quale accettava di buon grado pagamenti) e ottenne da questi i diritti feodali imperiali sull'isola. Tutte queste manovre, lecite ed illecite, portarono a un grande scontro navale. Le due repubbliche marinare si confrontarono davanti alla costa della Sardegna, Pisa vinse la battaglia mantenendo così il controllo sul Giudicato di Cagliari. A questo punto Genova invitò i Giudici di Torres, di Cagliari e di Arborea a riconciliarsi, e Barisone dovette rinunciare alle sue ambizioni come Rex Sardiniae. Nel 1172 le due repubbliche stipularono un nuovo accordo dove accettavano e sottoscrivevano i reciproci interessi nell'isola e fu solo allora che Barisone potè finalmente far ritorno a Oristano. Il Giudicato di Arborea per via dei grandissimi debiti del Giudice sembrava essere completamente sottomesso a Genova la quale chiedeva ed otteneva sempre più privilegi. Eppure dopo alcuni anni Barisone metteva di nuovo il Giudicato di Cagliari sotto pressione 6.

L'autonomia dei Giudicati minacciata

Il Giudice di Cagliari, Costantino, adottò una politica filo-pisana, egli diede due delle sue figlie in matrimonio a notabili pisani. Una la diede in matrimonio ad Oberto di Massa, l'altra a Tedice Donoratico della Gherardesca. Una terza figlia la diede in matrimonio al Giudice di Torres, Pietro. Alla morte di Costantino Pietro cercò di prendere il controllo del Giudicato di Cagliari, ma quando il conflitto tra Pisa e Genova si riaccese, Oberto di Massa colse l'occasione per prendere con la forza il Giudicato di Cagliari e stabilirvi suo figlio Guglielmo come Giudice.
Anche per il Giudicato di Arborea non erano tempi facili. Pietro, il nuovo Giudice di Arborea, aveva ereditato da suo padre Barisone gli enormi debiti accumulati con la città di Genova e nello stesso tempo suo cugino Ugo de Bas gli contestava il diritto alla carica di Giudice. Alla fine Pietro si vide costretto ad accettare suo cugino Ugo come co-reggente del Giudicato di Arborea.
Visti gli sviluppi la repubblica Marinara di Genova cercava di rafforzare la sua posizione nel nord della Sardegna esercitando pressioni sul Giudice Costantino II di Torres. Nel 1191 Costantino II siglò un accordo con Genova. Guglielmo di Massa non poteva stare a guardare e fu così che attaccò il Giudicato di Torres e costrinse Costantino II, e dopo la sua morte suo fratello Comita, a seguire una politica pro-Pisana. Guglielmo di Massa riuscì anche a dare la propria figlia in matrimonio a Ugo de Bas per assicurarsi il supporto del Giudicato di Arborea. Intanto dall'altra parte i Visconti, gli oppositori politici dei Massa a Pisa, presero il controllo del Giudicato di Gallura arrangiando il matrimonio tra Lamberto di Visconti e Elena di Gallura. Questo fu un colpo duro per Guglielmo di Massa 7.

Il papa Innocenzo III considerava le isole, Sardegna, Sicilia e Corsica sottoposte ai suoi poteri sovrani, anche se la Sardegna faceva parte della provincia ecclesiastica di Pisa. L'imperatore Federico II confermò i poteri sovrani dei papi sulla Sardegna nel 1219. Di conseguenza i papi pretesero dai Giudici un giuramento di fedeltà che riuscirono ad ottenere solo perchè in tutti i casi di matrimonio tra cugini, per garantire la successione dinastica, bisognava ottenere una dispensa pontificia. Così anche in Sardegna veniva introdotta il feudalesimo europeo. Questi cambiamenti nei rapporti tra i Giudici e i papi, ma anche la sottomissione del Giudicato di Torres a Genova e la sottmissione dei Giudicati di Cagliari e Gallura a Pisa, determinarono sul finire del XII secolo l'inesorabile indebolimento della sovranità dei Giudici sull'isola 8.

La fine dei Giudicati di Cagliari e di Torres

All'inizio del tredicesimo secolo la famiglia dei Visconti rivestiva un ruolo sempre più importante nel Giudicato di Cagliari. togliendo così a Benedetta di Massa, la prima donna menzionata con il titolo di Giudicessa, sempre più poteri. I Visconti fecero costruire anche il castello di Cagliari (Castrum Kallari), la città ancora oggi porta il nome sardo di Casteddu (castello). Essi cercarono anche di prendere il controllo del Giudicato di Torres. Quando il successore del Giudicato di Torres Barisone III fu assassinato nella città di Sassari, i Visconti cercarono di arrangiare il matrimonio con l'ultima erede del Giudicato di Torres, Adelasia. Questa mossa fallì perchè i Doria di Genova avevano già arrangiato il matrimonio della stessa Adelasia con Enzo, figlio dell'imperatore Federico II. A sua volta l'imperatore colse l'occasione per far valere di nuovo i diritti dell'impero sulla Sardegna e proclamò Enzo Re di Sardegna, senza riuscire peraltro a raggiungere a pieno i suoi scopi. Infatti erano i papi ad esercitare i poteri feodali sulla Sardegna, esigendo il giuramento di fedeltà alla chiesa da parte dei Giudici. Così Adelasia, l'ultima Giudicessa di Torres, rivestì la carica di Giudicessa fino al 1259, quando il Giudicato passò in mano alle famigle potenti di Genova.
Dopo la morte della Giudicessa Benedetta di Massa, nel Giudicato di Cagliari seguì un periodo di lotte interne fra contendenti pisani. Chiano di Massa arrivò addiritura a chiedere aiuto ai Genovesi consegnando così, anche se per breve tempo, il Castrum Kalari in mano a la città ligure. Infatti i Visconti si affrettarono a chiedere aiutoal Giudice di Arborea Guglielmo di Capraia e Gherardo Donoratico della Gherardesca, e con il loro aiuto sconfissero i genovesi e si ripresero il castello. Chiano e suo cugino Guglielmo Cepolla furono scacciati e la sede del Giudicato di Cagliari, che si trovava ai piedi del castello a Sant'Igia, fu completamente rasa al suolo. Guglielmo Cepolla fu così l'ultimo Giudice di Cagliari 9. Mentre il nord della Sardegna era sotto dominio delle famiglie genovesi, il sud restava nelle mani di quelle pisane.

Note

1 Ortu 2005, p 305-306 per un'elenco completo di fonti pubblicate; Paulis 2000, p 881-914; Cau 2000, p 313-421;Galoppini 2004, p 145
2 Ortu 2005, p 48-51
3 Boscolo 1978, p 133-137,139; Galoppini 2004, p 148-149; Ortu 2005, p 55-62
4 Boscolo 1978, p 143-145; Galoppini 2004, p 148-149; Ortu 2005, p 62-66
5 Ortu 2005, p 67-71; Boscolo 1978, p 143-145,151-155
6 Ortu 2005, p 109-126; Galoppini 2004, p 149
7 Ortu 2005, p 126-133
8 Ortu 2005, p 135-140
9 Ortu 2005, p 165-179

Bibliografia

1. Boscolo, A. 1978: La Sardegna bizantina e alto-giudicale, Sassari
2. Cau, E. 2000, Peculiarità e anomalie della documentazione sarda tra XI e XIII secolo in: Giudicato d'Arborea e Marchesato di Oristano: proiezioni mediterranee e aspetti di storia locale, ed. G. Mele, Oristano, p. 313-421
3. Galoppini, L. 2004, La Sardegna giudicale e catalano-aragonese in: Storia della Sardegna, ed. M. Brigaglia, Cagliari, p. 131-168
4. Ortu, G.G. 2005: La Sardegna dei Giudici, Nuoro
5. Paulis, G. 2000, Il problema dei falsi nella documentazione sarda medioevale e la linguistica in: Giudicato d'Arborea e Marchesato di Oristano: proiezioni mediterranee e aspetti di storia locale, ed. G. Mele, Oristano, p. 881-914

Ultimo aggiornamento 06/01/2014

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