Il periodo nuragico: l'Età del Bronzo in Sardegna

L'Età del Bronzo in Sardegna (dal 1855 al 900 a C) è caratterizzata dal grande numero di torri in pietra naturale sparse nell'isola. Queste torri vengono chiamate nuraghi (sing. nuraghe), parola che deriva da un termine indo-europeo nur che significa mucchio di pietre cavo. Si stima che sull'isola si trovino circa 6500 di queste torri, molte di queste decadute nel corso dei secoli. Le pietre di tanti di questi nuraghi sono state riadoperate per la costruzione di infrastrutture come la linea ferroviaria Cagliari-Sassari e la strada statale 131 “Carlo Felice” 1. L'Età del Bronzo in Sardegna viene chiamato anche periodo nuragico.

Perchè in quel periodo si costruirono queste torri nuragici? Quello che sappiamo del periodo nuragico ci viene dato per lo più dalla ricerca archeologica e da qualche notizia tratta da scritti antichi greci e romani, che però sono state scritte in epoche più tarde. La prima parte di questo articolo descrive il periodo nuragico in seguenza cronologica mentre la seconda parte descriverà la cultura materiale, i monumenti e i reperti ritrovati nel corso degli scavi archeologici. Sulle torri in particolare vi è l'articolo che informa sul monumento del Nuraghe; la costruzione della torre, le funzioni di questa, la distribuzione geografica e la posizione geologica.

Lo sviluppo dei nuraghi e la cultura nuragica

Il periodo nuragico si divide in cinque periodi distinti (vedi la cronologia nella pagina precedente) che comprende l'arco di tempo tra il 1800 e il 238 a C. L'agricoltura, il commercio e la navigazione venivano praticati già dal neolitico con i popoli nuragici, ma i contatti interregionali nell'area mediterranea si intensificarono ancora di più con lo sviluppo delle tecniche di lavorazione del bronzo (1800 a C) e quello del ferro (900 a C), nello stesso periodo si intensificò anche la coltivazione della vite e dell'ulivo. In seguito a questi nuovi impulsi economici le strutture socio-economiche cambiarono. Questo processo di cambiamento si è sviluppato nel corso di quindici secoli conoscendo periodi di crescita lenta alternati a periodi di forte sviluppo e crisi gravi.

a. La cultura di Bonnanaro (Il Nuragico I 1800- ca. 1500 a C)

Intorno al 1800 a C si sviluppò in Sardegna una cultura omogenea, quella di Bonnanaro che prende il nome dall' omonimo paese dove sono stati rinvenuti i primi ritrovamenti archeologici 2. In questa primissima fase della cultura nuragica sono state realizzate le prime strutture megalithiche, queste erano piattaforme rialzate con un corridoio passante all'interno, costruite con pietre a secco. Queste piattaforme vengono chiamate protonuraghi, oppure anche nuraghi a corridoio passante. Un'esempio molto importante di questo tipo di edificio si trova sul altopiano della Giara di Gesturi, il protonuraghe di Brunku Madugui 3. La cultura delle comunità sarde faceva parte di un'area geograficamente estesa che comprendeva la Sicilia, la Corsica, la penisola Italiana e il sud della Francia (la Midi). È stato accertato che la lavorazione del rame, argento e bronzo venisse praticata in queste regioni 4. L'economia delle popolazioni sarde era fondata principalmente sulla pastorizia e in minor misura sull'agricoltura. L'acqua era molto importante anche per l'allevamento del bestiame, questo può farci capire perchè le popolazioni nuragiche praticassero il culto dell'acqua presso i pozzi sacri. Uno di questi pozzi sacri si trova a Sardara. L'insieme di queste comunità viene descritta anche come società di pastori-guerrieri che creavano fortificazioni per controllare e proteggere il loro territorio e le loro greggi, loro principale fonte di sostentamento 5.

b. Il Nuragico II (ca 1500-1200 a C)

Quando furono costruiti i primi nuraghi classici, torri tronco-coniche con camera centrale con soffitto a falsa cupola (tholos), è ancora oggi oggetto di discussione tra gli studiosi (vedi anche: Il Nuraghe). In tutta l'area mediterranea occidentale si erano verificati cambiamenti visibili nelle espressioni culturali delle genti, come è risulatato da ricerche svolte in Spagna, Francia e Italia. Contemporaneamente si svilupparono le costruzioni di torri megalitiche nelle isole Baleari, in Corsica e in Sardegna; su Maiorca e Minorca le talaiots, in Corsica le torri della cultura di torreana I e in Sardegna i nuraghi classici 6. Era anche il periodo in cui la cultura micenea era fiorente e si stabilirono molti conttati tra i micenei e le genti nuragiche. È possibile che la cultura micenea abbia influenzato i metodi di costruzione dei nuraghi ma come si è potuto accertare l'origine dell'architettura di queste torri ha più affinità con le culture megalitiche dell'Europa occidentale 7.

Nel Nuragico II venivano costruite soprattutto nuraghi semplici (monotorre). In alcune zone della Sardegna c'è un alta densità di nuraghi, se ne possono contare nove su un'area di dieci chilometri quadrati. L'assenza di una chiara gerarchia delle torri nuragiche (sono molto simili fra di loro) fa pensare ad una società egalitaria, con nuclei familiari di circa sei persone e un capofamiglia. Un gruppo di famiglie formava una tribù in un'area geograficamente estesa. Nella tribù i capifamiglia si alternavano la guida 8.

c. Il Nuragico III (1200-900 a C)

La società egalitaria che si era formata nei secoli precedenti cambiava ulteriormente dal 1200 a C in poi. L'area mediterranea entrava in una grave crisi per via delle incursioni dei Dori in Grecia, che causarono il declino della cultura micenea, e le incursioni dei Popoli del Mare nel Egitto di Ramsete II 9. Proprio in questo periodo si svilupparono in Sardegna i nuraghi complessi polilobati come il Nuraghe Losa, Su Nuraxi, Genna Maria,Palmavera, Santu Antine. La società nuragica diventava più gerarchica con chiefs (capi-principi) che trasformarono le loro sedi in fortezze imprendibili, centri di potere politico e militare 10. I grandi nuraghi sono quindi la testimonianza di una società che era diventato più complesso e dove il potere economico e politico era maggiormente concentrato nelle mani del capo-tribù.

I contatti tra la Sardegna ed il mediterraneo orientale continuavano ad esistere grazie ai mercanti ciprioti. La lavorazione del bronzo rappresentava ancora un'importante elemento dell'economia. Lo attestano non solo i ricchi depositi di reperti in bronzo ma anche il ritrovamento di numerosi pani di rame, oxhide-ingots, di origine cipriota 11.

d. Il Nuragico IV (900–538 a C) e Nuragico V (538-238 a C)

La società nuragica si trasformava ulteriormente con l'arrivo dei mercanti fenici e sirio-palestinesi. Nuovi nuraghi non vennero più costruiti e quelli già esistenti rimanevano in uso come fortezze o luoghi di culto 12. I principi locali aquisirono più importanza e potere grazie ai contatti con i mercanti fenici. In prossimità di importanti scali marittimi sorgevano i primi centri urbani fondati da questi mercanti. Qui inziava un processo di urbanizzazzione che attirava le genti sardi ai centri costieri. Nell'entroterra invece si formavano i villaggi nuragici, spesso vicini ai grandi nuraghi, a volte protetti da una cinta muraria 13. Di urbanizzazzione nell'ambito nuragico non si può parlare perchè la società era costituita prevalentemente da pastori-agricoltori che praticavano anche la lavorazione del bronzo oppure l'estrazione dei minerali per ottenere piombo, rame e ferro 14.

In questo periodo si restaurarono o ampliarono alcuni santuari con l'aiuto di maestranze fenice o comunque orientali, come il santuario di Santa Vittoria di Serri e il pozzo sacro di Santa Cristina 15.

Con l'arrivo dei cartaginesi, nel 538 a C, le tribù sarde che volevano mantenere la loro cultura e la loro independenza si ritirarono maggiormente nell'entroterra della Sardegna. Con l'arrivo dei romani (238 a C) la cultura nuragica era destinata a sparire del tutto. Il periodo dal 538 a C è stato chiamato da Lilliu il Nuragico di sopravvivenza 16.

Nell'articolo successivo si può approfondire la conoscenza dell'architettura nuragica e dell'arte dei bronzetti della Sardegna.

Note

1 Lilliu 2006, p. 36; Melis 2003, p. 10; Lilliu 2003, p. 562
2 Lilliu 2003, p. 319
3 Lilliu 2006, p. 48-49; Melis 2003, p. 8,9; Webster 1996, p. 70; Lilliu 1982, p. 14; Manca Demurtas e Demurtas 1992, p. 176 ; Tanda 2004, p. 56. Sulla cronologia e datazione gli studiosi non sempre concordono. Il metodo di datazione con C14 può lasciare un margine di 100-200 anni per cui datazioni possono variare.
4 Lilliu 2003, p343-344; Tanda 2004, p. 53
5 Lilliu 2003, p.361
6 Lilliu 2003, p. 365; Webster 1996, p.92
7 Tanda 2004, p.57
8 Webster 1996, p. 97-99
9 Lilliu 2003, p. 411-412
10 Lilliu 2006, p. 26; Webster 1996, p. 108 ff.
11 Webster 1996, p.198-206; Melis 2003, p. 55-62; Lilliu 1982, p.114; Stos-Gale and Gale 1992, p. 317 ff.
12 Tanda 2004, p. 66; Lilliu 2003, p. 481-485
13 Tanda 2004, p.67
14 Tanda 2004, p. 69
15 Lilliu 2003, p. 523-528, 605, 612; Lilliu 2006, p. 63 ff.; Santillo Frizell 1992, p. 262 ff.
16 Lilliu 2003, p. 485

Bibliografia

1. Lilliu, G. 1982: La Civiltà Nuragica, Sassari
2. Lilliu,G. 2003: La civiltà dei Sardi dal paleolitico all'età dei nuraghi, Nuoro
3. Lilliu, G. 2006, Sardegna Nuragica, Nuoro
4. Manca Demurtas, L. e S. Demurtas 1992: Tipologie Nuragiche: I Protonuraghi con Corridoio Passante, in: Sardinia in the Mediterranean: A footprint in the sea, ed. R. H. Tykot and T.K. Andrews, Sheffield, p. 176-184
5. Melis, P. 2003, Civiltà Nuragica, Sassari
6. Santillo Frizell, B. 1992, Phoenician Echoes in a Nuragic Building in: Sardinia in the Mediterranean: A footprint in the sea, ed. R. H. Tykot and T.K. Andrews, Sheffield, p. 262-270
7. Stos-Gale, Z.A. and N.H. Gale 1992, New Light on the Provenience of the Copper Oxhide Ingots Found on Sardinia in: Sardinia in the Mediterranean: A footprint in the sea, ed. R. H. Tykot and T.K. Andrews, Sheffield, p. 317-346
8. Tanda, G. 2004: Dalla preistoria alla storia, in: Storia della Sardegna, ed. M. Brigaglia, Cagliari, p. 25-74
9. Webster, G.S. 1996, A Prehistory of Sardinia 2300-500BC, Sheffield

Ultimo aggiornamento 08/12/2014

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