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Tempio di Antas

Tempio di Antas

Fluminimaggiore (CI)

Non lontano da Fluminimaggiore, in una vallata verde nelle montagne, si trova il tempio di Antas. Inizialmente costruito nel periodo punico fu ristrutturato in epoca successiva dai i romani. L'importanza del luogo deriva dalla presenza delle miniere di piombo e argento nella zona. Il tempio era probabilmente dedicato a Sardus Pater, assimilato nella mitologia a Ercole. Il tempio è stata parzialmente rimessa in piedi, nelle vicinanze si trovano alcune tombe nuragiche e i resti di un insediamento

Tempio di Antas

Il tempio di Antas si trova nella zona mineraria dell'Iglesiente in una delle sue vallate verdi. Il tempio fu eretto inizialmente dai punici per simboleggiare l'alleanza tra i cartaginesi e i sardi, e contemporaneamente era indice dell'importanza che i punici davano alle miniere e all'estrazione dei metalli. I romani, i quali altrettanto conoscevano l'importanza delle miniere, riedificarono il tempio in stile romano ed è di quest'ultima versione che vediamo ancora oggi i resti. Il luogo sacro dove sorge il tempio di Antas (il nome deriva dal rio Antas che scorre nella vallata verso Fluminimaggiore) era dedicato a Babai, l'antenato dei Sardi, chiamato poi Sid dai punici e più tardi Sardus Pater dai romani. Se il dio dei sardi si fosse sempre chiamato Babai non è certo. Divinità locali venivano spesso associate alle divinità puniche, greche e romane e perdevano di conseguenza il loro nome originale.

L'architettura del tempio romano

L'alzata del tempio fu costruita su una piattaforma elevata larga 9,30 metri e lunga 23,25 metri. Al tempio si accedeva tramite una gradinata larga quanto la piattaforma stessa e lunga 17,25 metri. Piattaforma e gradinata sono una caratteristica dell'architettura dei templi romani. All'ingresso del tempio vi sono quattro colonne che sostengono il fregio con l'iscrizione in gran parte ancora leggibile: Imp(eratori) [Caes(ari) M.] Aurelio Antonino. Aug(usto) P(io) F(elici) temp[(lum) d]ei [Sa]rdi Patris Bab[i/vetustate c]on[lapsum] (?) [---] A[---] restitue[ndum] cur[avit] Q (?) Co[el]lius (or Co[cce]ius) Proculus. L'iscrizione ci dice che il tempio fu restaurato durante il periodo di Caracalla ed era dedicato a Sardi Patris Babi, l'antenato dei sardi, e che Proculus ha eseguito questo restauro. Il restauro si puo datare quindi intorno al 215 dopo C. Il tempio poteva essere già stato riedificato dai romani intorno al 28 avanti C, durante il regno dell'imperatore Augusto.

L'ingresso, chiamato pronaos, è costituito da quattro colonne frontali e due laterali, queste sono alte 8 metri, lisce con capitelli ionici. Da qui si passa nella cella, la sala principale del tempio, una volta chiusa con muri in pietra calcarea. Sul pavimento vi era un mosaico in bianco e nero di cui non ne resta che una piccola parte. In fondo si trova l'adyton bipartita, due stanze con ingresso, e due bacini quadrangolari sul pavimento. Questi bacini non sono molto profondi, probabilmente contenevano acqua e ci si poteva calare attraverso gradini di pietra ancora ben visibili. I due ingressi laterali del tempio all'altezza dei bacini non sono usuali nei templi romani e quindi sono una variazione del modello classico. Il tetto era sorretto da pilastri rettangolari distaccati dai muri e dalle colonne della facciata. I grandi blocchi di pietra calcarea usate per la costruzione delle fondamenta e dei muri venivano ancorate l'uno all'altro gettando piombo fuso dentro incavi a forma di coda di rondine scavati nei massi.

Il luogo sacro prima dei romani

Il tempio romano fu eretto precisamente sullo stesso posto dell'edificio punico. Per poter praticare gli scavi su quelli che potevano essere resti del precedente tempio punico fu rimossa completamente la gradinata, oramai ne restano solo le tracce delle fondamenta. L'edificio punico era rettangolare con l'orientamento dell'asse longitudinale verso NE. Lo spazio era suddiviso in due ambienti, uno grande e uno più piccolo al lato nord. Suddivisioni di questo tipo si riscontrano spesso nei templi punici. L'altare si trovava nella stanza piccola contro il muro a nord dell'edificio. Durante gli scavi sono state rinvenute molte pietre votive con iscrizioni in punico dedicate al dio Sid.

Il luogo sacro era frequentato da genti già in epoca nuragica, l'età del bronzo sardo. Accanto al tempio sono rinvenute tombe nuragiche risalenti al IX-VIII secolo a C, e in una delle tombe è stata rinvenuta una statuetta di bronzo che raffigurerebbe il dio dei sardi Babai. A poche centinaia di metri dal tempio si trovano resti di un villaggio nuragico.

Il dio Babai – Sid - Sardus Pater

Sardus Pater era l'antico dio della caccia dei sardi, Babai. Il dio veniva raffigurato con una lancia in mano e una corona di piume sulla testa, raffigurazioni di questa divinità sono state trovate su monete e nella forma di statuette. Nel periodo punico il dio è stato accomunato a Sid, il figlio delle divinità Melqart e Tanit (Astarte). In molte iscrizioni votive si riscontra il nome del dio Sid, ma anche in nomi personali come Sidonius. Sardus, nella tradizione romana, veniva collegato nella mitologia al culto di Eracle (Ercole) ed era uno dei suoi figli. Gli imperatori romani incentivarono il culto del dio Sardus Pater in Sardegna perchè questo somigliava molto all'antico dio dei sardi Babai e perchè a Roma, nel Foro Boario, vi si trovava un santuario dedicato a Eracle-Melqart. Tutto ciò contribuiva a stringere ulteriori legami tra i popoli sardi e gli imperatori romani.

La zona montagnosa dell'Iglesiente e quella del Sulcis erano ricche di giacimenti metalliferi, per cui l'attività mineraria veniva praticata già da tempi remoti. Piombo, argento e ferro erano i metalli più ricercati e per estrarli c'era bisogno di molta mano d'opera, che i principi locali sardi potevano fornire. Il tempio era quindi un mezzo per legare questi principi sardi ai loro dominatori punici e romani. Nel periodo romano le miniere venivano usate anche come luoghi di esilio dal senato e dagli imperatori romani.

Bibliografia

Mastino, A. 2005: Storia della Sardegna Antica, Sassari
Zucca, R. 1989: Il tempio di Antas, Sassari

Indirizzo: Fluminimaggiore, tel. 0781-580990

Orari: mattina 9:30 - 19:30 (da luglio fino a settembre), inverno 16:00 - 16:30/17:30

Prezzi: Euro 4,00 ; Per gruppi e per studenti Euro 3,00

sito web: Società Start-Uno

Visite guidate sono a prenotazione. Vi sono itinerari verso le vecchie cave romane e le grotte di Su Mannau, lungo la vecchia strada romana.

Le informazioni sono state aggiornate al 2019 tuttavia prezzi e orari di apertura possono subire variazioni.

Ultimo aggiornamento 30/05/2016

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